
In un passato tutto sommato recente, le gite scolastiche in visita al mio laboratorio di Altare (Savona, Liguria, Italia) erano una consuetudine, un appuntamento fisso, soprattutto durante i mesi primaverili.
Io, mio papà e mio zio ci organizzavamo al meglio per accogliere i bambini, quasi sempre delle elementari, per un’esperienza che anni dopo, ormai cresciuti, ricordavano tutti. Tornavano in negozio da grandi e ce lo raccontavano!
Le scuole che arrivavano erano numerose e, ovviamente, importanti anche per i piccoli acquisti che i bambini facevano, naturalmente a prezzi molto convenienti.
Oggi, la gita scolastica è diventata materia per insegnanti non allineati, temerari, impavidi, al limite dell’incoscienza, probabilmente supportati da dirigenti highlander teletrasportati da altri pianeti.
La società di oggi ha deciso di illudersi che sia possibile eliminare anche il più remoto rischio, inglobando ogni aspetto del nostro tempo in briglie legali e securitarie. La società del controllo, delle telecamere, dei regolamenti, delle norme minuziose sotto ogni aspetto, delle procedure di autorizzazione folli anche per portare venti piccoli a visitare una bottega.
E quella giovane insegnante che è entrata in laboratorio portando con sé una pesante valigia di pronto soccorso mi ha veramente destabilizzato. Ma un cerottino e uno spruzzo di disinfettante non lo terremo anche noi in bottega, maneggiando vetro continuamente? Bimbi in guerra, la prossima volta elmetto e mimetica? Buon senso, ne parlo più avanti.
Con sullo sfondo una finalità che non ho ancora compreso con sicurezza, o forse sì: ci vogliono immortali o ci vogliono regimentati?
Io vengo da un mondo ignorante, in cui la libertà aveva un sapore netto e distinguibile e il buon senso regolava le nostre vite molto più delle regole scritte.
In cui uno Stato si auto-determinava.
Io guardo questi bambini e so che certe sensazioni provate dalla mia generazione non le conosceranno mai.
E non mi piace per niente.