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Il web è morto? Commento all’articolo di Chris Anderson

In questo articolo di Anderson c’è qualcosa che non mi torna. Premessa: sono convinto che il modello Apple non faccia bene alla libertà del web. Il fatto che sui terminali mobili di oggi prolifichino le applicazioni mi sembra persino ovvio: si sta semplicemente ripetendo ciò che è avvenuto nel mondo pc, dove si sono sempre utilizzate applicazioni di altri senza mai porsi il problema se si stava in quel momento utilizzando il pc o un programma. Nell’accezione a cui mi sto riferendo il web di oggi rappresenta la piattaforma che tutto ospita (com’era il PC nell’epoca d’oro delle applicazioni, quando internet nemmeno esisteva) e le applicazioni mobili al web necessariamente si appoggiano per funzionare. Quindi in realtà, contrariamente a quello che dice Andrson, quando leggiamo un quotidiano sull’iPad, siamo sempre e comunque sul web, seppur con la mediazione funzionale di un’app.  Nel mondo PC solo adesso, grazie a collegamenti internet sempre più stabili e veloci, comincia a diventare percorribile la strada delle web-app da browser, tipo Google Docs. Il mondo mobile al confronto appare invece ancora acerbo. Anche se ne abbiamo tutti uno in tasca, il fenomeno degli smartphone è relativamente recente e l’affidarsi pressoché totalmente ad applicazioni proprietarie potrebbe non essere altro che un fenomeno di transizione sì epocale, ma in definitiva giustificata da ragioni tecniche. Non appena i terminali mobili potranno appoggiarsi su veri browser web (neppure Safari di iPhone secondo me lo è, visto che manca Flash) e le tariffe dati consentiranno collegamenti always-on, allora sarà possibile anche nel mobile usare piattaforme evolute on-line, gratuite e a pagamento, come programmi di fotoritocco, di scrittura e calcolo, comunicazione, editoria, eccetera. I browser si evolveranno in qualcosa che assomiglierà molto ad Android o Jolicloud, ma con sempre meno risorse installate localmente.  La cosa veramente importante è che nel frattempo la piattaforma web rimanga libera e aperta, che non cessi lo sviluppo di sistemi operativi mobili concorrenti con relative appliucazioni e che finalmente si capisca che lo slogan “think different” potrebbe in futuro suonare alquanto beffardo nel caso malaugurato che Apple diventi l’unico, o almeno il più determinante,  padrone dei giochi.

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