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Acoustic Research AR92: diario di un restauro

Più di un anno di tempo: tanto è durato il completo restauro delle mie AR92. Diffusori che ho scelto e cercato per la mia sala d’ascolto, ma come erano conciati! Ponendole anche a confronto con le AR9.

C’è voluto ben più di un anno intero, ma oggi posso affermare finalmente di aver riportato questa coppia di diffusori Acoustic Research AR92, appartenenti di diritto all’epoca d’oro dell’hi-fi, allo stato originario, al 100% come uscirono dalla fabbrica americana Acoustic Research tra il 1979 e il 1981.

Voglio già anticipare tre enormi ringraziamenti di cuore alle persone e alle aziende che mi hanno guidato ed aiutato nel portare a termine il progetto:

KALTA REX, tecnico esperto nella riparazione di ogni tipo di altoparlante, con la sua enorme professionalità, cordialità e disponibilità umana al confronto. Per lui si è trattato di un anno molto difficile a causa di un grave infortunio, ma appena è tornato operativo mi ha aiutato nei modi che vi descriverò più avanti. 

Massimo Iachetta, ingegnere che collabora con Kalta, che ha accettato la sfida di realizzare le spugne anti-rifrazione posizionate in origine attorno alle cupole medio/alti delle 92 e andate quasi sempre distrutte a causa della deperibilità del materiale. Per evitare fraintendimenti: no, non si trattava di ritagliare facilmente a mano due tondini di gommapiuma, se no l’avrei fatto io direttamente. La sagomatura delle spugne originali è piuttosto elaborata, con sezioni coniche differenziate e diversi scalini interni. A mano è impossibile riuscirci, a meno di non accettare grossolani compromessi. Anche il reperimento del materiale adatto non è immediato. Solo con una progettazione al computer, attrezzature adatte e con il taglio al laser Iacchetta è arrivato al risultato, e che risultato! Ora, grazie all’esperienza maturata, l’ingegnere è in grado di realizzare e fornire queste spugne a chi ne avesse bisogno, per completare un restauro degno di questo nome di altri pregiati diffusori AR. Chiedete direttamente a lui la disponibilità. 

Giovanni Ranieri, quante telefonate trascorse a parlare delle 92! Lo ringrazio per la mole di esperienza che ha maturato nel campo dei diffusori AR. Senza di lui non avrei avuto in mano tutti gli elementi necessari ad un restauro corretto. Grazie. 

Lenacustica, azienda agrigentina specializzata in produzione di pannelli fonoassorbenti. Mi sento sicuramente di consigliarla a chiunque voglia affrontare la realizzazione di una sala d’ascolto degna di questo nome. Di loro ho apprezzato la grande collaborazione che mi hanno offerto durante la fase di scelta delle pannellature che, nel mio caso, dovevano svolgere anche una funzione estetica, oltre che fonoassorbente. Per arrivare alla definizione della quantità, qualità e disposizione dei pannelli, ho inviato a Lenacustica foto, video e misure della sala da attrezzare. In risposta ho ricevuto una soluzione ragionata, per nulla eccessiva in quantità come si potrebbe immaginare. Solo lo stretto indispensabile per rendere un ambiente eccessivamente riverberante più neutro, senza cadere in un eccesso di smorzamento, poco adatto ad una sala viva e frequentata. Considero ottimale il risultato: l’ambiente ora è smorzato ma equilibrato e ben suonante. Nessun effetto camera anecoica ma nemmeno fastidiosi eccessi in gamma medio-alta dovuti alle risonanze ambientali. Anche le basse frequenze risultano coerenti, equilibrate e prive di punti di picco o di caduta. 

Ma perchè proprio le AR92?
Cosa mi ha portato a sceglierle, cercarle, acquistarle e restaurarle con così tanto impegno? 
Il motivo è apparentemente semplice e ha a che fare con la passione dell’ascolto musicale di qualità che mi ha accompagnato per tutta la vita. Una di quelle passioni che negli anni vanno, vengono, tornano e ritornano. E questo vuol dire che sono autentiche. 

Le AR92 com’erano in casa del venditore: tanta acqua è passata sotto al ponte…

Nel discorso subentra però anche una variabile anagrafica. La mia età, diciamo così, matura, mi ha condotto alla convinzione che continuare a sperimentare, confrontare impianti, sorgenti, diffusori, tecnologie, mi aveva francamente annoiato. In questa fase della mia vita cerco altro: semplicemente, ascoltare la maggior quantità di musica possibile, colmando il più possibile le molte lacune che mi sono lasciato indietro. Insomma, vorrei trascorrere i prossimi anni, finchè l’udito mi assisterà come ha fatto egregiamente finora, ad ascoltare la musica e non più l’impianto

Come fissare un parametro di qualità accettabile e da lì godersi finalmente la musica?

Devo dire che per me è stato semplicissimo: in casa, nel primo impianto, sono abituato ad ascoltare due diffusori che non hanno bisogno di molte presentazioni: si tratta delle sorelle maggiori delle AR92, le enormi AR9! Da lì sono partito: per la mia nuova sala di ascolto, luogo dedito agli ascolti solitari ma anche in spensierata condivisione, senza problemi di vicinato giustamente ostile agli alti livelli d’ascolto, volevo la stessa pasta musicale, lo stesso timbro, lo stesso feeling. Soltanto in un formato appena più contenuto. Sono quindi rimasto in famiglia Acoustic Research e ho scelto appunto le AR92, un diffusore, per mia grande fortuna, ancora leggermente sotto i radar della speculazione vintage e perciò relativamente conveniente in fase d’acquisto.

Perchè non le AR91?
Qualcuno mi ha chiesto: perchè le 92 e non le 91, di concezione e dimensioni esterne quasi identiche, ma con il woofer un po’ più grande? La risposta, non avendo mai sentito le 91, è: intuito, istinto.

Ho letto in rete che i due modelli suonano in modo molto simile, a dispetto dei woofer diversi e anche le prestazioni dichiarate dal costruttore sono sostanzialmente sovrapponibili. Ebbene, mi sono fatto l’idea che le 92, col loro woofer dedicato, appositamente progettato e non condiviso con nessun altro modello, di una misura secondo me “giusta” in relazione alle dimensioni del mobile, siano state progettate per essere leggermente più raffinate delle 91.

A differenza delle AR9, in cui la voce umana è riprodotta quasi per intero dal mid-woofer frontale da 20 cm, il che le rende completamente insensibili ai disturbi provocati dalle lunghe escursioni di un vero woofer che deve necessariamente spingersi in basso, nei sistemi a tre vie e in modo marcatissimo dei due vie, per forza di cose la voce umana passa anche attraverso il woofer, costretto a oscillare tantissimo per raggiungere le frequenze basse che è incaricato di riprodurre. Con conseguenze udibili in media frequenza in termini di stabilità e coerenza.

Infatti, nei due vie di stampo audiophile, spesso si preferisce sacrificare un po’ di estensione in basso utilizzando woofer di dimensioni contenute, proprio alla ricerca di una gamma media il più possibile nitida. Nei tre vie il problema è più attenuato, perchè la voce umana si dirigerà prevalentemente sul midrange, ma sempre presente, perchè soprattutto le voci maschili spesso mostrano estensioni importanti in bassa frequenza.

Per questi motivi ho preferito optare per il woofer da 25 cm delle AR92, comunque già sostanzioso, piuttosto che per quello da 30 cm delle 91, a mio parere e, ripeto, più per istinto che per vere motivazioni tecniche, realizzato più che altro per cercare, a livello di marketing, una risposta in basso più attraente per un certo tipo di appassionati. 

Che AR92 sia, quindi. Ma quante incognite sul loro stato di conservazione e manutenzione!

Oggi posso dire di saperne qualcosa: cercando ricambi, confrontandomi con altri appassionati, leggendo in rete, ho via via scoperto che molta della produzione storica Acoustic Research, soprattutto a causa della sua grande diffusione nel mondo e della sua meritata fama, è probabilmente la più rimaneggiata tra tutti i marchi storici dell’hi-fi.

Cosa intendo? Che moltissimi diffusori AR che oggi si trovano in vendita, o dei quali si viene magari in possesso per un colpo di fortuna (a me è successo con le AR9), con altissima probabilità sono stati riparati negli anni da tecnici con pochi scrupoli, o addirittura rabbrecciati alla meglio da venditori opportunisti, solo per fidelizzare il cliente ignaro con una presunta “assistenza tecnica”. Woofer non originali impiantati nel diffusore sbagliato solo perchè del giusto diametro, tweeter Frankeinstein con l’aspetto giusto ma con magnete proveniente da chissà dove, cross-over taroccati alla bell’e meglio…Ebbene, tutto ciò è all’ordine del giorno con la produzione AR sopravvissuta fino ad oggi.

Con due conseguenze dirette:
1) la difficoltà per chi approccia il restauro nel modo corretto a venire a capo del progetto.
2) l’abbassamento del livello di percezione qualitativa dei diffusori AR nell’ambito della comunità audiofila.

Tanti tarocchi in giro equivalgono ad ascolti poco convincenti e relativi commenti fuorvianti sui social. 

Solo un diffusore ripristinato al 100% alle condizioni di fabbrica sarà in grado di esprimere tutte le qualità del progetto iniziale. E ricordiamo che in AR, alla fine degli anni Settanta, lavoravano gli ingegneri tra più esperti in assoluto in campo audio. 

In breve, le tappe: dopo aver chiesto informazioni su questo gruppo Facebook in merito all’opportunità di acquisto di una coppia di AR92 in vendita, in base alle foto rese disponibili dal venditore, il giorno prima di ferragosto dell’anno scorso, 2024, procedo all’acquisto recandomi personalmente a Genova per il ritiro. Le guardo, le provo, vedo che funzionano, sottopongo le immagini in diretta a Giovanni Ranieri e alla fine concludo l’acquisto. 

I woofer “sbagliati” che ho trovato sulle casse…
…il codice del driver indica che originariamente era montato sulle AR18, non sulle AR92

Una volta portate a casa, nella mia nuovissima sala d’ascolto appena inaugurata, dopo quasi un anno dedicato alla ristrutturazione ed all’installazione del trattamento acustico (grazie a Lenacustica per progetto e fornitura), scopro per prima cosa che i woofer non sono originali, ma che sono stati sostituiti con quelli ad 8 ohms del modello AR18. E infatti suonano malissimo, essendo i parametri elettrici e progettuali totalmente errati per le AR92, diffusori con impedenza di 4 ohms.

L’installazione delle pannellature fonoassorbenti di Lenacustica
Le pannellature Lenacustica installate sulla parete dei diffusori
I tweeter “sbagliati”: davanti sembrerebbero quelli delle AR90 e quindi compatibili con le 92…
…e invece si tratta di un trapianto: la flangia delle AR90 ed il corpo magnetico delle AR38B!

Ma non è finita qui: anche i tweeter, pur essendo modelli AR a 4 ohms, ritenuti dagli esperti perfettamente compatibili, non sono comunque esattamente gli originali. Appaiono infatti con il cerchio argentato largo, mentre i tweeter delle 92 presentano quelli col cerchio stretto, esattamente come sulle AR9. Ma i tweeter presenti sulle casse appena acquistate nascondono un’insidia ancora maggiore! Dopo alcune ricerche in base alle sigle presenti sulla parte posteriore, scopro che sono frutto di una operazione Frankeinstein di trapianto abbastanza grossolana: sulla flangia col bordo argentato largo delle AR90 è stato innestato un corpo magnetico del modello AR38B, prodotto da Teledyne Acoustic Research a metà degli anni Ottanta. E infatti quel tweeter trapiantato, pur funzionando correttamente, anche se a sua volta probabilmente già riparato, ha una efficienza ed un conseguente livello di emissione in ambiente nettamente più elevato dei tweeter originali delle 92 e ciò provoca uno scompenso generale nell’equilibrio dei livelli tra i singoli driver delle casse. Infatti, per l’intero anno di attesa per poter installare i tweeter originali, sono costretto ad attenuare di 3 dB, a volte addirittura di 6 dB, il livello di emissione del tweeter tramite i selettori posteriori dei diffusori.  C’è di più: il midrange presente è in versione con flangia di montaggio nera, come sulle 9 e non marrone come gli originali 92. Insomma, un bel rebus!

I diffusori sono anche privi delle coperture telate di protezione a innesto frontale e delle spugne previste in origine attorno ai midrange ed ai tweeter, in un vano predisposto allo scopo all’interno del pannello Acoustic Blanket. Queste spugne, nelle intenzioni dei progettisti, avevano la funzione di limitare sul nascere i problemi di diffrazione del suono dei driver sulla superficie del frontale del diffusore. La loro applicazione sulla serie 9 da parte del costruttore è tuttavia abbastanza misteriosa perchè, se erano sicuramente presenti in origine su tutte la AR91 e AR92, è altrettanto sicuro che le flagship AR9 non le montavano, pur condividendo con le sorelle minori in pratica gli stessi altoparlanti e un identico layout frontale. Essendo le 9 il top di gamma della serie, non si trattò sicuramente di un’economia di produzione, visto il costo irrisorio di tali accessori, quindi la questione resta aperta. Se il lettore ha dettagli interessanti su questo aspetto, lo spazio dei commenti è a disposizione! 

Al netto di queste considerazioni, tuttavia, le AR92 montavano le spugne e pertanto, nell’ottica di un completo recupero, tali spugne dovevano essere recuperate. 

Essendo le spugne realizzate in un materiale differente dall’acoustic blanket, facilmente deperibile negli anni, quasi tutte le 92 oggi sopravvissute ne sono prive. Comincia da qui la prima ricerca.

Per quanto riguarda invece le coperture in tela originali, qualche mese dopo sarà il mio amico Luca a portarmele da Parigi, per di più nella versione con la targhetta AR in versione dorata. Grazie Luca! Nel frattempo, per le spugnette, non so dove sbattere la testa…

Comincia l’ardua ricerca dei due woofer originali. I woofer delle 92 sono stati progettati e prodotti esclusivamente per questo modello, peraltro non diffusissimo e perciò è veramente raro imbattersi in qualche esemplare in vendita. Per quasi un intero anno seguo la disponibilità di offerte su Ebay, constatando che le uniche opzioni disponibili, per di più sempre di un solo driver per volta, proverrebbero dagli Stati Uniti, con conseguenze pesantissime sul costo finale a causa delle iperboliche spese di spedizione. Arrivo a valutare l’acquisto di componenti compatibili realizzati apposta negli anni Novanta per i diffusori AR, sempre negli USA e sempre a carissimo prezzo. Ma sarebbe un sacrificio pesante in termini di originalità.

Finalmente, all’inizio del 2025, scovo su Subito un annuncio relativo ad una coppia piuttosto malconcia di AR92 disponibili in centro Italia ad un prezzo accettabile, senza possibilità di spedizione, solo ritiro a mano. Per me, che abito vicino a Savona, sarebbe una trasferta lunghissima e costosa. Riesco a organizzare il ritiro tramite mio cognato, che risiede a Reggio Emilia, grazie anche alla disponibilità del venditore ad “avvicinarsi” un po’ all’Emilia Romagna. Grazie alla buona volontà di entrambi, riesco ad organizzare il trasporto a casa. Il venditore, nell’occasione, mi propone anche un giradischi Technics SL-Q212 praticamente in regalo, e lo prendo. Si rivelerà un’ottima macchina, molto al di sopra delle mie aspettative, una volta sistemato l’alza braccio ed una volta sostituito lo stilo alla testina Stanton 681EEE presente a bordo.

Le casse arrivano: mal tenute e un po’ ammuffite. Ma hanno i woofer originali, i mitici 200033! Li faccio immediatamente ribordare e tornano efficienti al 100%. Sottopongo al tecnico che procede alla ribordatura anche i cross-over delle prime casse acquistate a Genova e ho la lieta notizia che i componenti dei filtri fuori tolleranza erano già stati recentemente sostituiti. Un problema in meno, almeno uno!

Le AR92 “donatrici” hanno anche un altro grande pregio: sono provviste di tutte e sei le guarnizioni originali, in ottime condizioni, che garantiscono la perfetta tenuta pneumatica di ciascun driver quando viene avvitato al mobile. Trattandosi di una cassa chiusa, è superfluo descrivere l’importanza di questo aspetto per una corretta resa del sistema a bassa frequenza.

La foto del woofer 200033 fatta dal venditore: le prendo! 

Quella coppia di 92 malconce nasconde però altri tesori inestimabili: anche i midrange ed i tweeter sono esattamente gli originali modello 92! I midrange funzionano perfettamente, hanno solo una delle due cupole leggermente schiacciata, problema risolto poi brillantemente. I tweeter invece sono completamente bloccati, muti e con tutte le viti arrugginite a causa dell’umidità. Questi tweeter erano montati in origine sui modelli AR9/AR90/AR91/AR92/AR925.

I tweeter origjnali da Kalta Rex per la revisione totale

Comincia un vero calvario per il recupero dei tweeter originali e devo ringraziare KALTA REX per il sostegno anche nei momenti di sconforto. Il primo intervento di completo recupero sui tweeter, infatti, va ad infrangersi durante il trasporto di ritorno. I componenti, infatti, molto probabilmente subiscono un urto di tale portata che il magnete si sposta di pochi decimi di millimetro, disassamento probabilmente facilitato dall’adesivo non ancora del tutto essiccato. Li monto, li ascolto e uno dei due suona pianissimo, è praticamente muto. Sono disperato: ancora una volta vedo allontanarsi il traguardo. Kalta si dimostra il grande che è: gli rispedisco i tweeter e me li restituisce finalmente perfetti, integrati di nuovo ferro fluido e identici tra loro nella risposta sonora. 

Così, pochissimi giorni fa, arrivano insieme i tweeter e le spugne anti-rifrazione dell’Ing. Iacchetta e procedo all’installazione.

Anche le spugne anti-rifrazione sono arrivate!

Dalle primissime note di “Cortez the killer” di Neil Young, grazie alle cupole mantenute miracolosamente originali da Kalta Rex, i tweeter suonano immediatamente con la loro timbrica inconfondibile, che conosco perfettamente grazie alle magnifiche AR9 che posseggo e che troneggiano indisturbate dal 2003 nel mio impianto di casa. Misurati, dettagliati, presenti ma mai invadenti: semplicemente al servizio delle richieste della registrazione. 

In una parola: alta classe. 

Finalmente tutti i controlli di attenuazione di livello delle 92 tornano in flat. Come già scritto sopra, con i tweeter Frankeinstein precedenti dovevo attenuare almeno di 3 dB e anche così qualcosina non tornava nella resa generale. 

Il suono appare immediatamente centrato, equilibrato, esteso in alto, in centro e in basso, coerente: tutti i 3 driver che compongono il sistema a tre vie AR92 suonano finalmente all’unisono, con l’equilibrio generale previsto dal progetto originario di casa Acoustic Research. 

Breve nota sul contesto: attualmente le 92 sono pilotate da un magnifico Sansui AU-999, completamente revisionato, che le fa volare. Prevalentemente ascolto vinili, alternando un Technics SL-1210 MK2, un ERA 555 e un Technics SL-DL1 tangenziale e CD, con un piccolo pregevole Philips CD-471 dotato del convertitore TDA1541. Poi ascolto anche in streaming con Tidal, ma anche cassette e Stereo 8!

LA PROVA D’ASCOLTO

Ora il mio giudizio di ascolto, che sicuramente provocherà qualche malumore. Per valutarle, in un primo momento ho pensato di applicare quel criterio di analisi che anni fa utilizzavo per testare diffusori ed elettroniche durante le prove sulla rivista cartacea mensile AF Digitale. In quegli anni ebbi in prova moltissimi diffusori, lettori, amplificatori e scrissi anche recensioni musicali e cinematografiche, nel periodo del massimo boom dei DVD e dei primi impianti home theatre. Microdettaglio, ricostruzione del palco sonoro, dinamica… Ma anche no!

Preferisco giudicare le AR92 con i miei personalissimi “nuovi criteri”. A preferire, a coccolare il suono AR sono arrivato col tempo, senza fretta, spesso per circostanze fortuite. Mi sono stufato di sbattermi, di ascoltare decine di diffusori per scegliere l’eletto. Vero è che durante la mia vita di diffusori ne ho ascoltati parecchi e questo è avvenuto in negozi di hi-fi, in casa di appassionati e amici, nel periodo del mio lavoro per AF Digitale, durante fiere del settore (il periodo del SIM e del Top Audio di Milano l’ho vissuto interamente, ogni anno!). 

Poi mi sono capitate in sorte le AR9 e lo shock iniziale fu potente e profondo. All’inizio facevo persino fatica a comprenderne la grandezza. Poi, col tempo, ho capito. Le 9 riproducevano il suono con una tale completezza, disinvoltura e qualità generale che, una volta abituato, non riuscii più a tornare indietro, nè ad immaginare qualcosa di decisamente migliore. Da quel momento, senza nemmeno avere ancora ben chiaro quanto quei diffusori fossero famosi e ritenuti un punto di riferimento assoluto (nel 2003 l’internet pervasiva che conosciamo oggi era agli albori e i social nemmeno esistevano), cominciò a capitarmi sempre più spesso di trovarmi in giro ad ascoltare altri diffusori, altri impianti, altri ambienti, ma di tornare a casa pensando che, alla fine, le AR9 suonavano meglio. 

Le mie AR9 durante una prova in abbinamento al Sansui AU-999

Le AR92 suonano bene come le 9? No, sarebbe assurdo anche solo pensarlo.

Le 92 possono suonare “male”? Impossibile, essendo state progettate dallo stesso team delle AR9 e condividendo con esse gran parte dei componenti di driver e cross-over. 

Dimensionalmente siamo a circa un terzo delle misure delle 9, ma è la concezione progettuale della gamma medio-bassa a differenziarsi profondamente. Le 9 ti porgono, con le loro dimensioni senza compromessi, col loro mid-woofer da 20 cm dedicato in pratica solo alle voci e i due woofer da 30 cm laterali, un suono completo al 100% dal punto di vista della risposta in frequenza, con una disinvoltura disarmante. Le 92, per forza di cose e pur essendo a tre vie, a qualche piccolo compromesso devono pur scendere. L’impasto sonoro dei due diffusori è però assolutamente simile e non potrebbe essere altrimenti, visti i driver medio-alti sostanzialmente identici, la presenza dell’acoustic blanket, la medesima cura costruttiva e l’altissima qualità dei filtri.

Le 92 ti fanno subito capire che il costruttore voleva mantenere la firma timbrica delle illustri progenitrici AR 3a e AR10Π (sovrapponibili per dimensioni esterne) in gamma bassa e media, andando però ad aprire leggermente la gamma acuta. Tra il 1978 e il 1982 eravamo negli anni della definitiva maturazione dei grandi fonorivelatori per giradischi. Le testine di pregio (pensiamo solo al trittico superclassico Shure-Ortofon-Stanton) avevano cominciato a restituire un suono aperto verso le alte frequenze, come mai si era ascoltato prima, mentre i dischi in vinile approcciavano l’epoca d’oro della migliori incisioni mai realizzate. All’orizzonte, pochissimi anni dopo, si profilava l’avvento del Compact Disc, primo supporto digitale di massa in campo audio. Insomma, anche i diffusori dovevano cambiare impostazione ed una resa aperta e dettagliata delle frequenze alte stava diventando un imperativo. Ebbene: a mio parere, per le AR92 e per l’intera serie 9 la missione fu compiuta brillantemente.

Qualcuno dei giradischi che ho ascoltato con le AR92: da sinistra il Technics SL-1200mk2, il tangenziale Technics SL-DL1, il Sansui SR-525 e l’ERA 555. Testine tutte vintage: Shure V15 IV, Stanton 681EEE, Ortofon X1-MC, Technics P23…

Le AR92 esprimono un suono tipicamente AR e la parola che meglio lo descrive è: pieno. Si potrebbe aggiungere fisico, materico, corposo, presente. Ma non è tutto. La gamma bassa è generosa, in grado però di modulare le note di un contrabbasso con estrema nitidezza e articolazione. C’è poco da fare: riuscire a seguire senza fatica le evoluzioni del basso in un brano, che sia jazz o rock, fa godere come poco altro. La gamma bassa è il tappeto, il fondamento del coinvolgimento. Deve esserci e deve essere tonica, vigorosa.

E le 92, tutto questo lo fanno alla grande! Se vogliamo essere pignoli, le 92 sono talmente realistiche in gamma bassa che, se la registrazione eccede un po’ troppo sulle frequenze attorno ai 100-200 Hz, le casse non fanno nulla per nasconderlo. Appena il tempo però di pensar male, e cioè che magari non sarebbero in grado di scendere più in basso, ed ecco che il brano dopo le senti sprofondare in frequenze bassissime, molto oltre ciò che le dimensioni del mobile autorizzerebbero a pensare. Rivelandosi sensibili alla qualità della registrazione.  Ma per amalgamare questa gamma bassa poderosa col resto dello spettro audio servono componenti dedicati veramente con gli attributi.

E qui entrano in gioco quel midrange a cupola, erede dei grandi midrange AR che hanno fatto conoscere al mondo l’approccio AR alle voci, che è una vera bestiaccia di efficienza. Il midrange ha una potenza di fuoco incredibile e l’ambiente deve essere in grado di accoglierlo. Se la stanza è riverberante o troppo viva, è un disastro. Vero che è possibile attenuare sia il mid che il tweeter a due step di 3 dB, ma è molto meglio trattare la stanza, come ho fatto io nella mia sala d’ascolto, con un adeguato intervento fonoassorbente. E allora, la forza del midrange comincia a integrarsi alla perfezione nell’emissione complessiva del diffusore, coadiuvato in alto da un tweeter lontanissimo dalla resa radiografante di molta hi-fi contemporanea. Resa radiografante che io odio dal profondo. La gamma alta è presente, state tranquilli, c’è tutta! Ma sempre controllata, mai sopra le righe. Ho capito di aver centrato il risultato in gamma alta quando mi sono reso conto che i tweeter originali, rimessi in forma da Kalta Rex, suonavano esattamente come quelli, identici, delle AR9. 

Anche qualche cassetta!

Rimango affascinato e gratificato, ogni volta che ascolto le 92, dalla loro capacità di porgere la gamma media nella giusta evidenza, riproducendo anche le chitarre elettriche distorte con una veridicità sorprendente. Oppure, godendo del morbido tappeto di tastiere presente in molti brani rock, spesso un po’ sotto traccia nei sistemi a due vie, con un effetto presenza meraviglioso. 
E poi, il punch, la spinta in basso, la capacità di distinguere le diverse percussioni e, in alto, le minime sfumature dei diversi piatti e delle intenzioni del batterista (ancora, “Cortez the killer”!). Che dire, magari l’audiofilo più estremo non sarebbe d’accordo, ma a me piacciono veramente un sacco.

Con la musica classica, beh, è risaputo che le AR erano i diffusori di direttori d’orchestra e musicisti. Perché? Perchè con la loro fisicità e la loro resa piena in bassa frequenza e media, sono in grado di far percepire i pieni orchestrali quasi come se si fosse lì dal vivo. Già le 92 sorprendono, ma in questo le grandi 9 ti lasciano proprio a bocca aperta. 

Un cenno lo merita anche la coerenza di emissione conferita dall’acoustic blanket e dalle spugne anti-rifrazione. Ma, soprattutto, è la capacità di dispersione in ambiente a rivelarsi straordinaria, prerogativa che rende la serie 9 perfetta per la condivisione dell’ascolto con più persone.

Con le 92 ci si dimentica in fretta dei triangoli isosceli o equilateri della dottrina audiofila ortodossa, dai quali sarebbe vietato scostarsi! Certo, anche con le AR92 esiste un punto d’ascolto ottimale, ma resta il fatto che, in ogni angolo della stanza, magari durante una serata conviviale attorno al tavolo da pranzo, questi diffusori riescono a deliziare tutti gli ospiti con un suono completo, ricco, articolato in frequenza. E scusate se è poco. 


Le AR92, solo se perfettamente restaurate, con un’attenzione maniacale all’originalità dei componenti e degli accessori presenti nel progetto, a mio parere suonano… ebbene sì, complessivamente meglio della serie precedente, che aveva nelle 10 pi greco e 3a le punte di diamante. 

Perché le AR92 non sono state tramandate (per il momento!) come veri tesori, al pari delle precedenti 3a e 10 PiGreco di simili dimensioni? Io credo che la risposta sia da ricercarsi in un fenomeno di oscuramento interno, di fuoco amico. L’avvento delle leggendarie AR9, enormi, complesse, meravigliose all’ascolto, ha in qualche modo messo in ombra, ingiustamene, le “piccole” della serie, che poi tanto piccole non sono! Tutta l’attenzione si spostò sulle top di gamma 9 e 90 e probabilmente non si approfondì nel modo giusto la filosofia e le qualità delle 91 e delle 92. 

Un’ultima nota sul posizionamento in ambiente, perchè qualcuno mi potrebbe criticare la vicinanza alla parete di fondo. In realtà, le AR92 sono innanzi tutto e a tutti gli effetti, diffusori da pavimento. Quindi, niente piedini, niente stand, nessun rialzo di qualsiasi tipo. Devono restare ben apoggiati a terra e questo anche per un altro motivo. Infatti, come espressamente riportato nel manuale utente, il pavimento e la parete di fondo sono parte integrante del carico del woofer del sistema. La gamma bassa potrà esprimersi in tutta la sua pienezza e profondità solo se questo posizionamento verrà rispettato. 

Naturalmente, per deformazione audiofila ho provato altri posizionamenti, ad esempio allontanando progressivamente i diffusori dalla parete di fondo. Niente da fare: la magia svanisce. La voce di questa serie 9, AR9 comprese, si esprime al meglio solo se le indicazioni del costruttore vengono rispettate. Prendere o lasciare! Come avrete capito, io ho preso!

Mentre sulla tastiera scorrono le ultime parole di questo articolo, sul CD gira Gioacchino Rossini col Barbiere di Siviglia, Semiramide, La Cenerentola, La scala di seta…
Ecco… seta, ma dalle AR92 esce anche tanta fisicità. 

Grazie per l’attenzione, fatemi sapere i vostri pensieri e buoni ascolti!

Cosa ho ascoltato per valutare le AR92?
L’elenco che segue sarà sicuramente incompleto, perchè in queste settimane sto ascoltando di tutto e di più. Però, le registrazioni che seguono sono state quelle che maggiormente mi hanno aiutato a comprendere l’evoluzione sonora delle AR92, a partire dalle condizioni in cui erano al momento dell’acquisto, poi lungo tutte le fasi intermedie, fino ad arrivare alla situazione finale attuale, con il layout progettuale originale recuperato al 100%. 

CD:
Gioacchino Rossini, “Ouvertures”, Ed. Chandos
Joseph Haydin, “Sinfonia n. 44 funebre, Concerto per pianoforte e orchestra, Sinfonia n. 45 Gli Addii, Anima Eterna”, Ed. Chandos
Felix Mendelssohn, “Sogno di una notte d’estate, Oratorio Paulus, Salmo XLII”, Ed. Chandos
Sheffield Lab, “The King James version”
Mina, “Napoli”
Fabrizio de Andrè – Mina “La canzone di Marinella” da “Mi innamoravo di tutto”, 2007
Eagles “Hell Freezes Over”
Franco Battiato “Unprotected”
Lucio Battisti “L’apparenza”
Neil Young “Harvest”
Neil Young “Decade” ed in particolare il brano “Cortez the killer)

VINILI:
“I Giganti del Jazz”, disco n. 51 Teddy Wilson, Milton Hilton, Oliver Jackson”, registrazione dove si sentono gli uccelli in sottofondo
Pino Daniele “Nero a metà”
Alberto Fortis, album omonimo 1979
“Jazz”, raccolta Velut Luna di Marco Lincetto
Dire Straits, album omonimo. Poi “Lover Over Gold”, “Brothers in arms”
Deep Purple “Made in Japan”
Teresa de Sio, album omonimo


AUDIOCASSETTE
Franco Battiato “Fleurs”
Fabrizio de Andrè “Concerti”

STREAMING TIDAL HI-RES AUDIO:
di tutto di più! 

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